venerdì 19 settembre 2008
Poesia alla fine della gola
passerei volentieri la vita dalla parte di chi vince
solo per potermi divertire a perdere come so fare
passerei il tempo a guardare il tempo
volerebbe lo spazio fra i miei piedi
nella ricchezza degli dei
riposa il mio destino di vagabondo
per nulla disperato.
martedì 26 agosto 2008
Poesia Libellula
io sono l'energia di un foro
l'estraneità di un suono
forse l'opera di un dio ridente
io sono le scuse di una foglia al vento.
Mi aggiro nelle strade dell'invisibile
e mi ritrovo nelle trame del non- detto
io sono il custode di ciò che non si conserva
il guardiano dell'immenso incontrollato
il museo dei ritorni, il canto di un fiore
un fioco lume dentro il fuoco di un sole che di me non s'accorge. -
giovedì 24 luglio 2008
prendere "dualismo" di Arrigo Boito come inno al nichilismo elegante (parti in grassetto rlevanti)
Son luce ed ombra; angelica
farfalla o verme immondo
sono un caduto cherubo
dannato a errar sul mondo,
o un demone che sale,
affaticando l'ale,
verso un lontano ciel.
Ecco perché nell'intime
cogitazioni io sento
la bestemmia dell'angelo
che irride al suo tormento,
o l'umile orazione
dell'esule dimone
che riede a Dio, fedel.
Ecco perché m'affascina
l'ebbrezza di due canti,
ecco perché mi lacera
l'angoscia di due pianti,
ecco perché il sorriso
che mi contorce il viso
o che m'allarga il cuor.
Ecco perché la torbida
ridda de' miei pensieri,
or mansueti e rosei,
or violenti e neri;
ecco perché con tetro
tedio, avvincendo il metro
de' carmi animator.
O creature fragili
dal genio onnipossente!
Forse noi siamo l'homunculus
d' un chimico demente,
forse di fango e foco
per ozioso gioco
un buio Iddio ci fe'.
E ci scagliò sull'umida
gleba che c'incatena,
poi dal suo ciel guatandoci
rise alla pazza scena
e un dì a distrar la noia
della sua lunga gioia
ci schiaccerà col pie'.
E noi viviam, famelci
di fede o d'altri inganni,
rigirando il rosario
monotono degli anni,
dove ogni gemma brilla
di pianto, acerba stilla
fatta d'acerbo duol.
Talor, se sono il demone
redento che s'india,
sento dall'alma effondersi
una speranza pia
e sul mio buio viso
del gaio paradiso
mi fulgureggia il sol.
L'illusion-libellula
che bacia i fiorellini,
-l'illusion-scoiattolo
che danza in cima i pini,
-l'illusion-fanciulla
che trama e si trastulla
colle fibre del cor,
viene ancora a
sorridermi
nei dì più mesti e soli
e mi sospinge l'anima
ai canti, ai carmi, ai voli;
e a turbinar m'attira
nella profonda spira
dell'estro ideator.
E sogno un'Arte eterea
che forse in cielo ha norma,
franca dai rudi vincoli
del metro e della forma,
piena dell'Ideale
che mi fa batter l'ale
e che seguir non so.
Ma poi, se avvien che l'angelo
fiaccato si ridesti,
i santi sogni fuggono
impauriti e mesti;
allor, davanti al raggio
del mutato miraggio,
quasi rapito, sto:
e sogno allor la magica
Circe col suo corteo
d'alci e di pardi, attoniti
nel loro incanto reo.
E il cielo, altezza impervia,
derido e di protervia
mi pasco e di velen.
E sogno un'Arte reproba
che smaga il mio pensiero
dietro le basse immagini
d'un ver che mente al Vero
e in aspro carme immerso
sulle mie labbra il verso
bestemmiando vien.
Questa è la vita! L'ebete
vita che c'innamora,
lenta che pare un secolo,
breve che pare un'ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s'accheta più!
Come istrion, su cupida
plebe di rischio ingorda,
fa pompa d'equilibrio
sovra una tesa corda,
tal è l'uman, librato
fra un sogno di peccato
e un sogno di virtù.
(Arrigo Boito, "Dualismo")
mercoledì 23 luglio 2008
L’APPROCCIO DEL NICHILISTA ELEGANTE ALLA STORIA DELLA FILOSOFIA: Nietzsche e lo Schopenhauer come (maleducato) educatore
Nietzsche e lo Schopenhauer come (maleducato) educatore
Quante volte avvicinandosi a Nietzsche lo si riconduce alla linea di rapporto con Schopenhauer? Si noti bene, l’eredità schopenhaueriana del filosofo di Rocken è indiscutibile, ancor più se ci rimettiamo alle semplici ammissioni di Nietzsche stesso e al tributo rappresentato da Schopenhauer come educatore . Ecco che però, un passaggio ben poche volte sottolineato emerge dai primi passi del capitolo noi dotti in al di là del bene e del male:
[…] l’influsso esercitato da Schopenhauer sulla Germania moderna – con il suo sciocco furore contro Hegel è riuscito a estromettere l’intera ultima generazione dal rapporto con la cultura tedesca, la quale cultura, tutto considerato, ha rappresentato un culmine e un affinamento divinatorio del senso storico; ma proprio su questo punto lo stesso Schopenhauer era povero, non recettivo, non tedesco fino alla genialità. (p.106 della edizione Adelphi)
Il problema di Nietzsche non sta nel fatto che egli periodicamente riveda figure intellettuali per lui “paterne” (cfr. caso Wagner) quanto invece nel fatto che egli tenga, quasi maniacalmente, a conservare e gettare in una sorta di metabolismo spirituale l’aristocraticità e la plebeità di ogni pensatore. Con buona pace degli interpreti - mi verrebbe da dire – “conflittualisti”, la storia della filosofia per Nietzsche non deve essere il luogo del “rigetto”. Chi si lascia abbagliare dall’efferatezza con cui egli tratta ora qua ora là taluni o talaltri filosofi non avrà mai compreso il profondo amore che lega Nietzsche ad ogni filosofo. Ma già da solo egli sapeva che tale pericolo risiede in
Quell’acromatopsia dell’uomo utilitario, il quale nella filosofia altro non vede se non una serie di sistemi confutati e una prodiga magnificenza che non ‘serve’ a nessuno. (Ivi)
Ma se già in Aristotele vediamo che “la filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile”( Metafisica I, 2, 982b), anche nel mio articolo di tempo fa sulla “divina inutilità” del filosofo troviamo ragioni per difendere l’inattaccabilità di ogni buon filosofo in quanto tale.
Nessun filosofo ha il diritto, dunque, di figurare sé e gli altri filosofi con la spada di Damocle all’altezza dello spirito.
Detto ciò, cosa ancor più importante sta nel non vivere tale presa di coscienza con quell’ “istinto democratico” al quale il nostro porre ordine occidentale, per così dire, è soggiogato. Bisogna evitare il pericolo più grande che può derivare dal conoscere l’inesistenza della spada di Damocle, ovvero quello che ha “radicalmente pregiudicato la venerazione per la filosofia e ha spalancato la porta all’istinto della plebaglia” (p.106) . Perché anche il “serio” studioso di filosofia può inceppare le sue fortune. Si veda pagina 119 nel capitolo noi dotti di al di là del bene e del male della sopra citata edizione Adelphi:
Insisto nel dire che si cessi finalmente dallo scambiare per filosofi gli operai della filosofia e soprattutto gli uomini di scienza […] Può darsi che per l’educazione del vero filosofo sia necessario che anche lui si sia arrestato una volta su tutti questi gradini ai quali i suoi servitori, gli operai scientifici della filosofia, restano inchiodati; forse deve essere stato anche lui un critico e uno scettico e un dogmatico e uno storico, e oltre a ciò un poeta e un raccoglitore e un viaggiatore e un divinatore di enigmi e un moralista e un veggente e un “libero spirito”, quasi ogni cosa, per percorrere la cerchia dei valori e dei sentimenti di valore umani e per potere scrutare dall’alto verso ogni lontananza, dagli abissi verso ogni altitudine, dal cantuccio verso ogni orizzonte.
venerdì 13 giugno 2008
Cosa può insegnare Epitteto a un nichilista oggi ?
Cosa può insegnare Epitteto ad un nichilista oggi
In una temperatura filosofica dove l'ambiente della ragione non riesce a sondare i fondamenti con la stessa forza della modernità, il nichilista elegante - per come io lo sto intendendo in tutti questi miei appunti - può porsi su un duplice piano d'ascolto:
- il risveglio sull'Essere (ovvero la pazienza teoretica nei confronti dei temi ontologici - dove Severino è per me guida e problema)
- la fronesis come esigenza etica aperta dalla morte di Dio, ovvero la rilettura di temi che hanno edificato il significato della saggezza nella civiltà occidentale, con lo scopo di trattenere nell'ambito umano quelle energie nei confronti del reale da sempre valide a prescindere dagli effetti che queste possono aver portato nel loro calarsi storico.
In merito al secondo punto è stato per me ottimo nelle ultime letture l'apporto di Boezio (di cui parlerò) e di Epitteto (di cui tratto in questa sede).
Cosa può insegnare Epitteto a un nichilista oggi?
Ebbene, Epitteto (50 - 120) può contribuire alla presa di coscienza dei gradi in cui l'uomo può intellettualmente intervenire o meno nella cognizione del reale e della necessità che lo regola. Con fare socratico egli non scrisse nulla, ma il suo pedissequo allievo Arriano raccolse i suoi insegnamenti in quello che poi anche Leopardi rielaborò come Manuale.
L'uomo non può e non deve arrischiarsi nella illusione della sua presa totale della realtà: il concetto di rappresentazione è nel caso di Epitteto il modo per intendere la fallacia del significare immediato degli eventi da parte dell'uomo non filosofo. L'uomo filosofo è invece un ponte fra l'uomo del senso comune e la regola aurea della felicità, là dove per felicità non viene intesa da Epitteto tanto l'esultanza per il successo della contingenza, quanto la partecipazione alla Verità. Tale partecipazione dipende da due facoltà distinte: la Proairesi e la Diairesi.
La prima facoltà riguarda la capacità di discernimento autoteoretico delle rappresentazioni, ovvero la facoltà di gestire razionalmente la ricezione del senso delle cose. Queste sono divisibili in proairetiche nel caso in cui appartengano alla schiera delle entità in nostro potere (desideri, ambizioni, valutazioni etc. )mentre sono aproairetiche quelle non in nostro potere (reputazione, ordine delle cose, morte etc.). La Diairesi è dunque la facoltà di discernere ciò che è in nostro potere da quello che non lo è. E su questo che gioca il piano fronetico della conoscenza in Epitteto – o meglio dell’etica della conoscenza.
Tale piano etico si innesta, per lo stoicismo, nella considerazione per cui le passioni sono l’impedimento dell’adeguamento fra condotta umana e razionalità del Logos. Il nichilista elegante non deve necessariamente seguire tale considerazione, in quanto annovera fra le passioni anche quella noetica nei confronti del vero che ha contraddistinto la storia della metafisica occidentale, sotto la prospettiva nietzscheana della volontà di potenza; è tuttavia possibile rimpiazzare la messa tra parentesi delle passioni con la messa tra parentesi del senso comune, che alla fine dei conti altro non è che la “passione collettiva” che porta la verità dell’essere fuori dalla sua casa in grado decisamente superiore rispetto alle passioni del corpo.
In ragione dunque di un’ “a-patia” positiva e attiva nei confronti del senso comune, ecco dei passaggi indicativi quanto divertenti del nostro compianto Epitteto, filosofo spigliato e ironico, scoiattolo della verità.
Dal Manuale, nella speranza di molti sorrisi :
21. La morte, l'esilio e tutto ciò che appare terribile ti siano quotidianamente dinanzi agli occhi, più di ogni altra cosa la morte: e non avrai mai alcun pensiero meschino né desidererai mai nulla oltre misura.
4. Ogni volta che ti accingi a un'azione, ricorda a te stesso quale sia la sua vera natura. Se esci per recarti al bagno pubblico, predisponiti mentalmente a quello che succede in questi ambienti: la gente che ti spruzza, ti urta, ti insulta, ti deruba. E così, se inizierai col dire: «voglio fare un bagno e mantenere la mia scelta morale conforme a natura», ti disporrai ad agire con più sicurezza. E fai altrettanto per ogni altra azione. Perché in questo modo, se qualcosa dovesse impedirti il bagno, potrai dire prontamente: «non volevo soltanto lavarmi, ma anche mantenere la mia scelta morale conforme a natura: e non ci riuscirò, se mi infastidisco per quel che succede».
41. È segno di scarse qualità naturali dedicare troppo tempo alle cose del corpo: per esempio un eccessivo indulgere agli esercizi ginnici, a mangiare, a bere, a defecare, ad accoppiarsi. Attività che devono restare marginali: tutta l'attenzione va rivolta alla mente.
46. Non definirti in nessuna occasione filosofo e in generale non parlare tra gente comune di principi filosofici, ma fai quello che discende da questi principi: per esempio, a banchetto non dire come si deve mangiare, ma mangia come si deve.[…]
45. Il tale si lava in fretta: non dire «male», ma «in fretta». Un altro beve molto vino: non dire «male», ma «molto». Prima di aver distinto il giudizio che presiede al suo agire, come sai se è «male»? Così non ti accadrà di ricevere le rappresentazioni catalettiche di una cosa e di dare il tuo assenso ad altre.
22. Se aspiri alla filosofia, preparati fin d'ora a essere deriso e schernito dalla gente: «ce lo ritroviamo di colpo filosofo», diranno, e ancora: «da dove ha preso tutto questo cipiglio?». Ma sul tuo volto non vi sia cipiglio; attieniti invece a ciò che ti pare il meglio, come un uomo assegnato dal dio a questo posto. E ricorda che se resterai coerente agli stessi principi, quelli che prima ti beffavano poi ti ammireranno, mentre se ti rivelerai inferiore a essi riscuoterai un doppio dileggio.
Bibilografia filosofia Emanuele Severino bibliografia , Emanuele Severino (i testi presi in considerazione per la tesi) vita e pensiero
- La struttura originaria, Brescia, La Scuola, 1958. Nuova edizione, con modifiche e una Introduzione 1979, Milano, Adelphi, 1981]
- Per un rinnovamento nella interpretazione della filosofia fichtiana, Brescia, La Scuola, 1960
- Studi di filosofia della prassi, Milano, Vita e pensiero, 1963; nuova ediz. ampliata, Milano, Adelphi, 1984
- Ritornare a Parmenide, in «Rivista di filosofia neoscolastica», LVI [1964], n. 2, pp. 137-175; poi in Essenza del nichilismo, Brescia, Paideia, 1972, pp. 13-66; nuova edizione ampliata, Milano, Adelphi, 1982, pp. 19-61
- Essenza del nichilismo. Saggi, Brescia, Paideia, 1972; seconda edizione ampliata, Milano, Adelphi, 1982
- Gli abitatori del tempo. Cristianesimo, marxismo, tecnica, Roma, Armando, 1978; nuova edizione ampliata, ivi, 1981
- Téchne. Le radici della violenza, Milano, Rusconi, 1979; seconda edizione, ivi, 1988; nuova edizione ampliata, Milano, Rizzoli, 2002
- Legge e caso, Milano, Adelphi, 1979
- Destino della necessità. Katà tò chreòn, Milano, Adelphi, 1980; nuova edizione, senza modifiche sostanziali, ivi, 1999
- A Cesare e a Dio, Milano, Rizzoli, 1983; nuova ediz., ivi, 2007
- La strada, Milano, Rizzoli, 1983
- La filosofia antica, Milano, Rizzoli, 1984; nuova ediz. ampliata, ivi, 2004
- La filosofia moderna, Milano, Rizzoli, 1984; nuova ediz. ampliata, ivi, 2004
- Il parricidio mancato, Milano, Adelphi, 1985
- La filosofia contemporanea, Milano, Rizzoli, 1986; nuova ediz. ampliata, ivi, 2004
- Traduzione e interpretazione dell’«Orestea» di Eschilo, Milano, Rizzoli, 1985
- La tendenza fondamentale del nostro tempo, Milano, Adelphi, 1988
- Il giogo. Alle origini della ragione: Eschilo, Milano, Adelphi, 1989
- La filosofia futura, Milano, Rizzoli, 1989; nuova ediz. ampliata, ivi, 2005
- Il nulla e la poesia. Alla fine dell’età della tecnica: Leopardi, Milano, Rizzoli, 1990; nuova ediz., ivi, 2005
- Filosofia. Lo sviluppo storico e le fonti, Firenze, Sansoni, 3 voll.
- Oltre il linguaggio, Milano, Adelphi, 1992
- La guerra, Milano, Rizzoli, 1992
- La bilancia. Pensieri sul nostro tempo, Milano, Rizzoli, 1992
- Il declino del capitalismo, Milano, Rizzoli, 1993; nuova ediz., ivi, 2007
- Sortite. Piccoli scritti sui rimedi (e la gioia), Milano, Rizzoli, 1994
- Pensieri sul Cristianesimo, Milano, Rizzoli, 1995
- Tautótēs, Milano, Adelphi, 1995
- La filosofia dai Greci al nostro tempo, Milano, Rizzoli, 1996
- La follia dell'angelo, Milano, Rizzoli, 1997; nuova ediz., Milano, Mimesis, 2006
- Cosa arcana e stupenda. L’Occidente e Leopardi, Milano, Rizzoli, 1998; nuova ediz., ivi, 2006
- Il destino della tecnica, Milano, Rizzoli, 1998
- La buona fede, Milano, Rizzoli, 1999
- L’anello del ritorno, Milano, Adelphi, 1999
- Crisi della tradizione occidentale, Milano, Marinotti, 1999
- La legna e la cenere. Discussioni sul significato dell'esistenza, Milano, Rizzoli, 2000
- Il mio scontro con la Chiesa, Milano, Rizzoli, 2001
- La Gloria, Milano, Adelphi, 2001
- Oltre l’uomo e oltre Dio, Genova, il melangolo, 2002
- Lezioni sulla politica, Milano, Marinotti, 2002
- Tecnica e architettura, Milano, Cortina, 2003
- Dall'Islam a Prometeo, Milano, Rizzoli, 2003
- Fondamento della contraddizione, Milano, Adelphi, 2005
- Nascere, e altri problemi della coscienza religiosa, Milano, Rizzoli, 2005
- La natura dell'embrione, Milano, Rizzoli, 2005
- Il muro di pietra. Sul tramonto della tradizione filosofica, Milano, Rizzoli, 2006
- L'identità della follia. Lezioni veneziane, a cura di Giorgio Brianese, Giulio Goggi, Ines Testoni, Milano, Rizzoli, 2007
- Oltrepassare, Milano, Adelphi, 2007
